Dal 2 agosto 2026 l’articolo 50 dell’AI Act è in applicazione: chi usa un chatbot, pubblica immagini o video realistici generati con l’AI o diffonde testi AI su temi di interesse pubblico deve dirlo in modo chiaro. Il rinvio dell’AI Act (il «Digital Omnibus») è legge, ma ha spostato solo le regole sui sistemi ad alto rischio e un singolo punto dell’articolo 50. Per una PMI che ha un chatbot sul sito, la regola di base non è cambiata.
Sono Toure Tia Kevin, sviluppatore web a Bassano del Grappa. Questo articolo riassume fonti ufficiali e commenti giuridici, controllati a novembre 2026; dove scrivo una mia opinione lo dico. Non è consulenza legale: per il tuo caso concreto rivolgiti a un avvocato o al tuo consulente privacy.
Cosa è davvero in vigore a novembre 2026
- Il rinvio è in vigore. Il Regolamento (UE) 2026/1744 («Digital Omnibus sull’AI») è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 24 luglio 2026 ed è in vigore dal 27 luglio 2026, secondo le sintesi di studi legali che ho consultato (se ti serve una data precisa, verificala sul testo ufficiale in EUR-Lex).
- Cosa ha rinviato. Le regole sui sistemi ad alto rischio dell’Allegato III passano al 2 dicembre 2027; quelli integrati in prodotti regolati (Allegato I) al 2 agosto 2028.
- Cosa non ha rinviato. Gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 si applicano dal 2 agosto 2026. Unica eccezione: la marcatura leggibile dalle macchine dei contenuti sintetici (art. 50, par. 2) per i sistemi già sul mercato prima di quella data, che slitta al 2 dicembre 2026.
| Data | Cosa | Stato a novembre 2026 |
|---|---|---|
| 2 agosto 2026 | Articolo 50: trasparenza per chatbot, deepfake, testi di interesse pubblico | In applicazione |
| 2 dicembre 2026 | Marcatura leggibile dalle macchine per sistemi già sul mercato; nuovi divieti sui contenuti sessuali non consensuali e sul materiale pedopornografico generati con AI | Non ancora scattata |
| 2 dicembre 2027 | Sistemi ad alto rischio (Allegato III) | Rinviata |
| 2 agosto 2028 | Sistemi ad alto rischio in prodotti regolati (Allegato I) | Rinviata |
Cosa chiede l’articolo 50 a una PMI
L’articolo 50 divide gli obblighi tra chi fornisce il sistema AI (l’azienda che lo sviluppa) e chi lo usa professionalmente (tu, quando lo metti sul sito o lo usi per comunicare). Questi i casi più comuni, secondo il testo del regolamento:
- Chatbot e assistenti virtuali (par. 1). Il sistema deve essere progettato in modo che chi ci parla sappia di avere a che fare con un’AI, salvo quando è ovvio per una persona normalmente informata. L’obbligo formale ricade sul fornitore.
- Immagini, audio e video realistici generati o modificati con AI, i cosiddetti deepfake (par. 4). Chi li pubblica deve dichiarare che sono artificiali. Per opere chiaramente artistiche, creative o satiriche l’obbligo è più leggero: basta segnalarlo senza rovinare la fruizione.
- Testi generati con AI pubblicati per informare il pubblico su temi di interesse pubblico (par. 4). Vanno dichiarati, a meno che una persona li abbia rivisti e qualcuno se ne assuma la responsabilità editoriale.
- Marcatura dei contenuti sintetici (par. 2). Tocca ai fornitori di strumenti come generatori di testo, immagini e video, non a te. Se usi ChatGPT, il compito è di chi lo produce.
- Riconoscimento delle emozioni e categorizzazione biometrica (par. 3). Chi usa questi sistemi deve informare le persone esposte.
Le informazioni vanno date in modo chiaro al primo contatto con la persona (par. 5).
Cosa cambia in pratica per il tuo sito
La lettura che segue è mia, non una norma:
- Chatbot sul sito. Mostra subito un messaggio come «Sei in chat con un assistente AI». Se il chatbot l’ha fornito un’azienda esterna, chiedile come rispetta l’articolo 50 e conserva la risposta. Se ti serve un assistente su misura, trovi il servizio di chatbot AI per siti internet.
- Post e testi di marketing scritti con ChatGPT. Un testo che promuove la tua attività non è, di per sé, un testo «per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico». Dichiararlo non è vietato, ma l’articolo 50 non lo impone in questo caso. Se pubblichi comunicati o articoli su temi pubblici senza revisione umana, la questione cambia.
- Foto e video. Per il regolamento un deepfake è un contenuto generato o modificato con l’AI che somiglia a persone, oggetti o luoghi reali e potrebbe sembrare autentico. Un volto, una voce o una scena realistica inventata con l’AI vanno dichiarati; un deepfake di una persona reale va sempre dichiarato.
- Voce al telefono. Un assistente vocale AI va dichiarato a inizio chiamata (ne parlo in voice AI per le PMI).
Sanzioni e controlli
Il regolamento prevede per le violazioni degli obblighi di trasparenza sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo, per le PMI vale il valore più basso dei due (articolo 99). Non è il tetto da 35 milioni citato in molti articoli: quello riguarda le pratiche vietate.
In Italia il decreto legislativo 179/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 ottobre 2026 e in vigore dal 23 ottobre 2026, indica nell’ACN l’autorità di vigilanza del mercato e in AgID l’autorità di notifica. Il decreto contiene anche una regola sul lavoro: decisioni su assunzione e licenziamento non possono basarsi solo su un trattamento automatizzato. Non sono riuscito a verificare quale sanzione italiana si applichi alle violazioni dell’articolo 50: le sintesi che ho letto non lo dicono.
Altre due cose da sapere
- Screening dei CV con l’AI. Non rientra nell’articolo 50: è un sistema ad alto rischio, quindi le sue regole slittano al 2 dicembre 2027. Valgono però già il GDPR e la regola italiana sulle decisioni di lavoro.
- Chi ha un modello 231. Secondo un commento di dottrina (Filodiritto, 7 ottobre 2026), il D.Lgs. 160/2026 ha aggiunto l’articolo 25-vicies al D.Lgs. 231/2001, con reati commessi usando sistemi di AI, tra cui la diffusione illecita di contenuti falsificati con l’AI (art. 612-quater del codice penale). Lo stesso commento osserva che non serve necessariamente un protocollo dedicato: l’esito va documentato nella valutazione dei rischi. Chiedi al tuo consulente.
Se stai valutando altri strumenti, leggi la guida all’intelligenza artificiale per le PMI e come automatizzare con l’AI in Veneto. Per l’effetto sul traffico del sito c’è l’articolo su AI Overviews e AI Mode di Google. Per chi crea grafiche con l’AI c’è l’articolo su Canva Craft e come provarlo in azienda.
Domande frequenti
Il Digital Omnibus ha rinviato gli obblighi di trasparenza?
No, tranne un punto. Ha rinviato i sistemi ad alto rischio al 2027-2028. L’articolo 50 si applica dal 2 agosto 2026; solo la marcatura leggibile dalle macchine per sistemi già sul mercato è slittata al 2 dicembre 2026.
Ho un chatbot sul sito: cosa devo fare?
Informa chi scrive che sta parlando con un’AI, nel primo messaggio e non nelle condizioni generali. Se il chatbot è di un fornitore, chiedigli per iscritto come rispetta l’articolo 50.
Devo scrivere «generato con AI» su ogni post?
Secondo il testo dell’articolo 50, no: l’obbligo riguarda i deepfake e i testi pubblicati per informare il pubblico su temi di interesse pubblico senza revisione umana. Per i casi dubbi chiedi a un professionista.
Se non mi adeguo, rischio 35 milioni?
No: quel tetto vale per le pratiche vietate. Per la trasparenza il massimo è 15 milioni o il 3% del fatturato, e per le PMI il minore dei due.
Se vuoi controllare cosa c’è sul tuo sito (chatbot, moduli, contenuti AI), scrivimi.






