Intelligenza Artificiale IA

Decreto 179/2026 AI: Cosa Cambia per le PMI Venete

Toure Tia Kevin Toure Tia Kevin
• • 5 min di lettura

Il decreto 179/2026 introduce sanzioni AI fino a 35 milioni di euro

Il decreto 179/2026 sull’AI entra in vigore il 23 ottobre e completa il quadro dei controlli italiani sull’AI Act, con sanzioni fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo, se superiore. Per una PMI di Bassano del Grappa, Vicenza o Treviso che usa già strumenti AI, il tema non è più solo europeo: ora ci sono autorità italiane che vigilano e possono sanzionare.

Secondo l’analisi di Noze, basata sul testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 234 dell’8 ottobre 2026, il decreto ha 54 articoli ed entra in vigore il 23 ottobre. Come riportato da Agenda Digitale, il decreto impone alle imprese di prepararsi a reclami, ispezioni e ordini correttivi.

Chi controlla le imprese e quanto si rischia

L’ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) è l’autorità di vigilanza del mercato sui sistemi di AI, mentre l’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) è l’autorità di notifica degli organismi di valutazione della conformità. Banca d’Italia, CONSOB e IVASS vigilano sui sistemi ad alto rischio nei rispettivi settori, mentre il Garante per la protezione dei dati personali vigila nei limiti dell’articolo 74, paragrafo 8, del regolamento. Sotto la tabella trovi le fasce principali di sanzione.

Violazione Sanzione massima
Pratiche vietate dall’articolo 5 dell’AI Act 35 milioni di euro o 7% del fatturato mondiale annuo, se superiore
Obblighi di fornitori, importatori, distributori e deployer 15 milioni di euro o 3% del fatturato
Informazioni inesatte, incomplete o fuorvianti alle autorità 7,5 milioni di euro o 1% del fatturato

Si tratta di importi massimi (per la fascia più alta, la fonte precisa «se superiore»), previsti dall’articolo 23 del decreto salvo che il fatto costituisca reato: la sanzione concreta dipende dal caso e conviene verificarla con un legale, ma conoscere la scala del rischio aiuta a dare priorità alla conformità.

Decisioni sul personale: l’articolo 41 riguarda i datori di lavoro che usano l’AI

L’articolo 41 stabilisce che le decisioni finali su assunzione, modifica e cessazione del rapporto di lavoro, compresi provvedimenti disciplinari e valutazioni delle prestazioni, non possono basarsi solo su un trattamento automatizzato. Secondo Noze, è la parte con gli effetti più diretti sulle imprese.

La decisione definitiva spetta a una persona fisica con potere effettivo e autonomo. Il consenso del lavoratore non è un’eccezione, e il dipendente può chiedere, tramite una persona, una motivazione intelligibile con i principali parametri considerati. Licenziamenti e decisioni presi in violazione sono nulli.

Per un’azienda metalmeccanica del Vicentino o un’impresa di servizi del Trevigiano con software di selezione o valutazione basato su AI, significa verificare che l’ultima parola resti davvero a una persona. La ricerca e la selezione delle candidature non rientrano invece tra le decisioni finali, anche quando escludono qualcuno dalle fasi successive, ma prima del trattamento serve l’informativa prevista dal D.Lgs. 152/1997.

Come prepararti all’avvio dei controlli dal 23 ottobre

  1. Fai l’elenco degli strumenti AI in uso: chatbot, software di selezione del personale, assistenti di vendita. Bastano un foglio di calcolo e un’ora con i responsabili di reparto.
  2. Individua dove l’AI influisce sulle persone: se uno strumento suggerisce assunzioni o valutazioni delle prestazioni, scrivi chi prende la decisione finale e come lo documenti.
  3. Aggiorna l’informativa ai dipendenti: se usi l’AI nella selezione o nelle valutazioni, controlla con il consulente del lavoro di avere l’informativa prevista dal D.Lgs. 152/1997.
  4. Chiedi ai fornitori la documentazione: manuale d’uso, finalità e limiti del sistema. È una buona prassi che ti conviene avere a portata di mano se un’autorità dovesse chiedere chiarimenti.

Per chi vuole sperimentare in un quadro protetto, l’articolo 26 del decreto istituisce lo Spazio di sperimentazione italiano per l’IA, pensato in particolare per PMI e start-up, secondo Noze.

Il tema si collega alle scadenze già analizzate nell’articolo su AI Act Omnibus e nuove scadenze e al rapporto tra Modello 231 e AI. Se vuoi integrare l’AI nei processi in modo ordinato, vedi la nostra pagina sull’intelligenza artificiale per le aziende. Questo articolo è un’informazione di carattere generale e non sostituisce la consulenza di un legale.

Domande Frequenti

Il decreto 179/2026 vale anche per una piccola impresa che usa solo ChatGPT?

Dipende da come lo usi: il decreto riguarda l’intero AI Act e, secondo Noze, gli obblighi di fornitori, importatori, distributori e deployer rientrano nella fascia fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato, mentre le sanzioni più alte riguardano le pratiche vietate. Per capire quali obblighi si applicano al tuo uso di ChatGPT o di altri strumenti, verifica il caso con un legale.

Posso usare l’AI per selezionare i candidati?

La ricerca e la selezione delle candidature non rientrano tra le decisioni finali soggette al divieto, anche quando escludono qualcuno dalle fasi successive. Il datore di lavoro deve però fornire l’informativa prevista dal D.Lgs. 152/1997 prima del trattamento e riservare la decisione finale su assunzione, modifica e cessazione del rapporto a una persona.

Il consenso del dipendente basta per automatizzare la decisione?

No, l’articolo 41 stabilisce che il consenso del lavoratore non è un’eccezione al divieto di decisioni basate solo su trattamento automatizzato. Serve sempre una persona fisica con potere effettivo e autonomo.

Vuoi mettere in ordine l’uso dell’AI nella tua azienda? Contattaci per una consulenza gratuita →

Toure Tia Kevin
Scritto da Toure Tia Kevin

Ciao! Sono Touré, un esperto di WordPress e marketing con 25 anni di esperienza. La mia passione è aiutare le aziende a crescere online attraverso strategie efficaci e design accattivanti. Scopri di più sul mio lavoro!

P.IVA: 04420040240 — Toure Tia Kevin | Vicenza, Italia